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297 days ago
L'Uomo di Carta incontra in un bar la Donna di Plastica. L'Uomo di Carta ha vissuto tutta la vita facendosi scrivere addosso, sacrificandosi per la Causa. La Donna di Plastica sa di essere unica anche se prodotta in serie, ma è duttile, dal cuore artificiale dal viso sfrontato dagli occhi vuoti. L'Uomo di Carta la incontra per caso, mentre beve il suo Thè alla cellulosa - dice che lo rivitalizza - e lei gli si siede accanto, chiedendo con alterità se il posto vicino al suo non fosse già occupato. Ordina un martini bianco. Si sistema i capelli. Si guarda intorno. E il suo sguardo cade sull'Uomo di Carta. Inizia a parlargli. Gli parla della carta, di come la usi anche lei, di come sia sempre stata appassionata di questo materiale così antico ma sempre così moderno, che ha in sè la cultura dell'essere e l'armonia dell'Universo. L'Uomo di Carta arrossisce. Ha sempre servito, lui, si è sempre fatto scrivere addosso, e pensa di non essere degno di nulla se non di strani segni e disegni che ...
327 days ago
Tutto di fretta. I polmoni che mi scoppiano per la corsa che ho fatto – il mio fisico regge bene: due isolati in 15 nanosecondi su scarpe nuove, di catarrosi non del tutto scomparsa, senza cibo da colazione, solo pulito da bagno mattutino – guardo il cielo sereno e le strade neve fanghiglia. Arrivo al pelo, consegno, torno a pattinare sulla neve fanghiglia con le scarpe nuove di cui appena sopra, che non so si macchieranno del mio sangue poche ore dopo, ri-utilizzo il “servizio pubblico” e mentre scrivo un messaggio a un' amica che un tempo non lo era, salgo e mi sento chiedere in accento romano da voce femminile: “Che, questo va bene per Piazza Castello?”. In queste situazioni sono sempre pronto. L'amica che un tempo non lo era, quando non lo era, mi prendeva sempre in giro per questa cosa, diceva che era strano come fossi subito disposto ad aiutare o a dare informazioni alla stregua di un vecchietto che guarda i lavori in corso e che scruta intorno sperando che qualcuno gli chieda ...
346 days ago
Il freddo vento mi sferza, mi taglia a fette la gola, continua ritmo incalzante su pelle triturata da fumo e nostalgia e sopravvalutazione. Il calcio in sottofondo e lo sguardo altrove, sempre altrove. Dove sogno e non sono. Dove sarei ottimamente, dove ci sarei. Dove anche il mondo ci sarebbe, e questo velo del quotidiano si spezzerebbe. E il tutto diventerebbe l'immenso. Ma ho il calcio nelle orecchie. La Juve ha vinto, forse non in maniera convincente, ma ha vinto. Il Natale è alle porte. Un portone. Un ingresso barocco. È in un ingresso vuoto per me. Buio. Non è il mio numero civico. Nemmeno la strada, forse la città. E mi sento freddo. Il freddo mi sferza ancora. E quel freddo entra come la voce di una donna, una donna che canta raffinata e forte, e tendente al dolore. Una donna che sa l'essenza. Che capisce la sofferenza della produzione. Dell'amore. Dell'amore. Il femminino sacro, è per me, quella voce. “L'amore non cantarlo, che si canta da sé, più lo si ...
364 days ago
"[...] Poi qualcosa cambiò: si sentiva che fuori non era più scuro scuro, che un po' di luce, leggera, stava sbiancando l'aria. O era un'impressione: forse era solo la Permolio che faceva più chiaro, con la sua fiamma che sfarfallava in mezzo al cielo. Non si sentiva un rumore, una voce. Ma ecco che, piano piano, delle campane cominciarono a suonare. Arrivavano fiacche, smorzate, come venissero da lontano, oltre i padiglioni e i giardini, forse sulla Portuense, dalla chiesa accanto al Vigna Pia, o da qualche chiesa nuova costruita da quelle parti, al Casaletto, a Corviale, a Santa Passera... Era un suono che Tommaso non aveva inteso mai: o forse l'aveva inteso da ragazzino, e non se ne ricordava. Pareva venisse dal fondo della terra, o da qualche punto del cielo, di sopra le nuvole della prima mattina, dove c'è un po' di luce che si colora appena, e pare già quella d'un giorno bello e felice. Era il suono del Mattutino. Ancora non risultava bene s'era segno di festa, per il ...
367 days ago
Ci sono sfighe che non puoi raccontare. Ma ci sono difetti umani che si posso descrivere. Ora non ho voglia di fare né una né l'altra cosa. Ora ho voglia di non pensare. Ho voglia di ascoltare musica. Tanta musica nelle orecchie e lasciatemi in pace, voi essere inanimati, senza cuore, voi che non mi sembrate umani. Voi che siete come pipistrelli e volate su di me per togliermi il sangue, forse per invidia o per gelosia. Perché dentro porto quello che non so. Perché non ho voglia di accontentarmi, perché vorrei una felicità piena. Voi siete solo ruote di scorta. E io ascolto la mia musica, non lo sfregare di Voi Pneumatici usati contro la vita che non sapete affrontare, contro la strada che non sapete guidare, perché siete vecchi e usati e brutti, e siete corrosi da strati di “modi di dire”-”modi di fare”-”mode” e siete come copie di copie romane di statue greche: avete perso identità. Siete solo resti di una civiltà che muore, dentro se stessa, e mi fa ...



