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4 days ago
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16 days ago
Barbara Schiavulli per Il Fatto Sultan Munadi, a metà dello scorso settembre è stato l’ultimo giornalista afghano ucciso nel paese. Era stato sequestrato insieme al collega del New York Times. Dopo qualche giorno, un blitz dei militari inglesi hanno salvato Steven Farrell e lasciato a terra Munadi. Pochi giorni prima, lungo il confine pakistano Janullah Hashmzada, 40 anni di ritorno da un reportage nel turbolento sud, è stato freddato dai talebani. Solo di recente, invece, è stato rilasciato da una prigione afghana dopo 20 mesi e una condanna a morte commutata all’ergastolo Perwiz Kambakhash, un giovane studente di giornalismo accusato di blasfemia per aver diffuso un articolo che parlava della condizione delle donne nell’Islam. “Spiegare come funzionano i media in Afghanistan? Non è affatto semplice. Un po’ come questo paese, variegato, appassionato, orgoglioso, senza regole e spesso pericoloso”, ci spiega Danish Karokhel, il direttore della più seguita agenzia stampa ...
16 days ago
Shukria Barakzai durante il regno dei talebani veniva picchiata perché andava in giro senza il marito. Quando dissero che le bambine non potevano studiare, organizzò una scuola segreta. Caduto il regime nel 2003 si da alla politica per poter disegnare la bozza per la legge che dovrà proteggere le donne. La Bbc nel 2005 l’ha nominata donna dell’anno. Giornalista, pashtun, oggi dopo quasi sei anni da deputata ha deciso di dire basta. Non ce la fa più. I suoi tre figli vivono in una prigione dorata per paura che vengano rapiti. Lei riceve minacce ogni giorno. “Ci sono pressioni molto forti, è faticoso lavorare in un ambiente dove il novanta per cento delle persone (uomini) ti odia. Il mio sogno è far si che un giorno la violenza contro le donne sia considerata per legge un crimine. Per ora non lo è. Non lo è lo stupro, non lo sono le botte di un marito, non lo è costringere una figlia a sposarsi”. Ci sono appena state le elezioni che accadrà ora in Afghanistan? Il ...
16 days ago
Di Barbara Schiavulli (Il Fatto) Una mina piazzata sulla strada, tra le montagne rocciose e le vallate deserte, a una ventina di chilometri da Shindand nell’ovest del paese, dove è di stanza il contingente italiano, è l’incubo dei militari schierati in Afghanistan. Non si sa ancora se è stata la pressione del mezzo in pattuglia ad azionare l’ordigno o un comando a distanza, ma l’esplosione ha squarciato l’alba. Quattro soldati della Folgore, feriti solo leggermente, perché il Lince, il mezzo corazzato che gli altri contingenti invidiano agli italiani, ha assorbito il colpo. Scomodo, ferroso, pesante è una tana di salvezza. L’uomo, il rallista, che sta alla mitragliatrice con mezzo busto fuori, è quello che rischia di più perché è meno protetto, “So che è rischioso, ma è anche un lavoro di responsabilità, vediamo quello che ci accade intorno”, ci disse risoluto qualche settimana prima di morire nell’attentato del settembre scorso a Kabul, il mitragliere della Folgore ...
16 days ago
E’ mattina presto quando l’incubo di tutti i soldati in Afghanistan si avvera: un ordigno piazzato sulla strada, forse azionato da lontano, forse innescato dalla pressione del mezzo di pattuglia, esplode. Il Lince regge, il veicolo più amato in Afghanistan, assorbe il colpo. Quattro soldati della Folgore feriti leggermente, vengono subito soccorsi a una ventina di chilometri da Shindand, nell’ovest roccioso. Dall’altra parte, a Kabul, a centinaia di chilometri di distanza, un messaggino telefonico avverte gli stranieri di stare lontano dal Ministero della Difesa: ci sarebbe un camion bomba che gira. Ogni giorno arrivano avvisi di posti che potrebbero essere attaccati. Gli afghani ne sono ignari. Massoud si sistema la mascherina sul volto e attraversa la strada. Intorno a lui nelle vie trafficate e polverose della capitale, i volti degli uomini spariscono dietro al verdolino delle maschere mediche. La psicosi dell’influenza ha contagiato gli afghani, supera la guerra, attraversa le ...



