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6 days ago
“Il tuo sguardo mi sembra una dichiarazione di dipendenza” disse Paolo animatamente. Il ragazzo la teneva per mano. Muoveva i piedi quasi furiosamente su quelle mattonelle mangiate dal muschio. Marirosa lo guardava. Sorrideva, e le sue labbra carnose vibravano nella penombra. Niente di speciale in quel momento, o forse si. La luna era piena, tonda e soda. Malinconica e irraggiungibile. I due ragazzi erano circondati da una ringhiera pericolante, di quelle usate per camuffare i suicidi come finti e spiacevoli incidenti. Paolo aveva pensato parecchie volte a una fine del genere. Aveva pensato molte cose negli ultimi giorni. La ragazza continuava a guardarlo, sembrava stordita da quel fiume di parola. Da quelle vocali e consonanti disordinate e imprecise. Allora il ragazzo con un movimento rapido la vece volteggiare. Poi si fermò. Poi si fermarono. Sembrava governare quel corpo, quello della ragazza, con apparente disinvoltura. Come fosse il prolungamento del suo. I secondi ...
13 days ago
Non credo sia giusto innamorarsi prima di chiedere permesso. E' un'ingiustizia, quella, pari a quella compiuta dall'autunno. Certo, le foglie morte. Quelle che cadono. Certo. Certo, le prime maniche lunghe a coprire la pelle che sbianca. Il buio che taglia il giorno. La malinconia dietro l'angolo. Per innamorarsi bisogna chiedere permesso, al mare, a lui intendo. Ché non si può far altro se si è pieni d'invidia o di odio. Se dentro, in quel terreno nascosto, dove la vista è concessa al terzo occhio ...quello di cui parla Battiato, quello intendo, se dentro dicevo: non c'è spazio, si rischia di far baccano. Si rischia di accavallare strimpellate di violino e corde appese al soffitto. Non c'è ragione di chiedere permesso nelle notti passate con il vino sulle labbra, non c'è ragione di avventurarsi in una sventura. Certo tenere cellulari, e pc, e fisarmoniche spente, di notte, aiuta. Certo se l'autunno avanza, e non si ha paura, già, proprio ...
52 days ago
“E cos’è cambiato?” “E’ cambiato che non c’è più Matteo” Lasciai le mie parole sospese, finite, immerse in un vuoto osceno senza scampo. Le lasciai in cura alla notte che stava arrivando, e alla nostra insonnia. Cecilia allora mi guardò, e lo fece in modo strano. Forse mi scoprì nuovo. Forse notò i miei primi capelli bianchi, poi col dito accarezzò la mia fronte come fanno i piedi di notte, nello squallore di Piazza Umberto. Andò via. Io rimasi lì, in quel corridoio bianco, seduto su quelle panche stanche e scomode. Io rimasi lì, sconfitto e immobile in quel territorio dall’apparenza asettica. Non so per quanto tempo fissai il tappeto in linoleum sotto i miei piedi. Furono minuti vuoti, perché non pensai a niente, neanche a Cecilia, né a Matteo avvolto nell’incerata scura. Poi andai verso la finestra. L’aria era pregna di un profumo limpido e leggero, forse bergamotto o qualcosa che non seppi decifrare. In quei minuti non sapevo fare ...
69 days ago
E so molto bene che non ci sarai. Non ci sarai nella strada, non nel mormorio che sgorga di notte dai pali che la illuminano, neppure nel gesto di scegliere il menu, o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” [delle sotterranee, nei libri prestati e nell’arrivederci a domani. Nei miei sogni non ci sarai, nel destino originale delle parole, né ci sarai in un numero di telefono o nel colore di un paio di guanti, di una blusa. Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te, e non per te comprerò dolci, all’angolo della strada mi fermerò, a quell’angolo a cui non svolterai, e dirò le parole che si dicono e mangerò le cose che si mangiano e sognerò i sogni che si sognano e so molto bene che non ci sarai, né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo, né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti. Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo, e quando ti penserò, penserò un pensiero che oscuramente cerca di ricordarsi di te. ...
81 days ago
Prima di abbandonarmi a questa stanchezza invincibile e quasi dolorosa. Prima del resto, e delle attese. Con queste vie infinite e precise e affollate da macchine in fila indiana ai due lati, non si ha l’impressione d’un prima e un dopo. Di un lascito differente che non sia immagine. Prima di qualunque spettacolo delirante che appare fuori da ogni treno in corsa, e della fine di questa estate così ammaccata e stravagante, si depositano, nel fondo, i ricordi e i rimpianti mai assopiti. Come dei binari nel loro fine corsa, o meglio come una bottega di odori e colori. <pronto> <ciao… non sapevo se chiamarti , ti disturbo? > < no, che dici, come stai?> <bene, tu?> <bene> <sai, prima di chiamarti , ho guardato a lungo il tuo nome scritto di nero sul display, e ho pensato che t’ho chiamata poche volte per nome, ...



